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Ezio Glerean un anno dopo: “Non e' cambiato nulla. I centri federali non hanno nessun senso perché…”

La mia non è una polemica, ho avuto la fortuna di vedere e sperimentare cosa fanno nel resto dell’Europa. Penso che siamo un paese straordinario, abbiamo la capacità di cambiare le cose perché amiamo i bambini e questo sport, ma non possiamo permetterci di non farli appassionare per colpa nostra.

La mia non è una polemica, ho avuto la fortuna di vedere e sperimentare cosa fanno nel resto dell’Europa. Penso che siamo un paese straordinario, abbiamo la capacità di cambiare le cose perché amiamo i bambini e questo sport, ma non possiamo permetterci di non farli appassionare per colpa nostra.

“La mia non è una polemica, ho avuto la fortuna di vedere e sperimentare cosa fanno nel resto dell’Europa. Penso che siamo un paese straordinario, abbiamo la capacità di cambiare le cose perché amiamo i bambini e questo sport, ma non possiamo permetterci di non farli appassionare per colpa nostra. Il genitore non è una figura che va allontanata, come si fa oggi con degli assurdi cartelli ai campi sportivi. Il genitore va coinvolto, ed è incredibile che la federazione non insegni agli allenatori come rapportarsi a questa figura, che è una risorsa importantissima. Cruijff è stato un calciatore immenso, ma anche un allenatore esaltante, perché vedeva la società non come dieci squadre, ma come duecento giocatori insieme. Questo ho sempre cercato di trasmettere. Quando ero a Cittadella facevo cambiare sempre i bambini nello spogliatoio davanti alla prima squadra: questo responsabilizzava sia i piccoli, che si sentivano importanti, sia i grandi, che diventavano figure di riferimento e limitavano i comportamenti eccessivi”.

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Questo è ciò che mi ha detto Ezio Glerean alla fine dell’intervista, ma l’ho voluto mettere in cima perché sono parole che vengono dal cuore. Non ho fatto nessuna domanda per ricevere una risposta che una risposta non è, quanto piuttosto una dichiarazione d’intenti che dovrebbe essere scritta a chiare lettere fuori da ogni centro sportivo, di qualsiasi sport sia praticato all’interno di esso. Un anno fa intervistammo Ezio Glerean e fu come dare due schiaffoni a tutto il sistema-calcio-giovanile, basandoci sul suo libro “il calcio e l’isola che non c’è”, che aveva il compito di riportare il nostro amato sport ai fasti di un tempo grazie ad un nuovo amore per il gioco e per l’estro. Quel “manuale d’istruzioni” è stato anche premiato a Mantova con il premio Panathlon alla cultura e allo sport. Le sue parole rimbalzarono come monito su migliaia di schermi, fu un successo inaspettato e per questo abbiamo pensato di ripetere l’intervista, per capire se negli ultimi trecentosessantacinque giorni abbiamo imparato la lezione. E’ così, mister Glerean?

“Non è cambiato nulla, l’unica cosa è che per esigenze economiche qualche squadra ha schierato dei giocatori giovani in più. All’Atalanta è andato un allenatore che ha una visione del calcio differente, avendo cominciato dal settore giovanile: lui ha fatto ciò che si dovrebbe fare se si hanno dei buoni talenti nel settore giovanile, e cioè metterli in campo al posto di stranieri o altri. Ha avuto coraggio e per una volta non hanno avuto ragione i direttori sportivi. Da una parte c’è l’allenatore, dall’altra la società: solo il primo sceglie chi gioca. In Italia abbiamo stravolto questa gerarchia e adesso abbiamo direttori sportivi, direttori generali, segretari, procuratori che decidono al posto degli allenatori: per questo il nostro calcio è nel degrado. L’Atalanta non è il sintomo di un cambiamento, è l’eccezione, perché ha un allenatore che va a vedere le partite della Primavera e che si interessa del settore giovanile. E’ anche necessità, perché oggi i tecnici dopo tre partite sbagliate vanno a casa e non hanno nemmeno il tempo di andare a vedere cosa fanno i ragazzi. Questa è una cosa che ho imparato quando sono andato in Francia e in Olanda a vedere come ragionano, scoprendo che là non pensano a compartimenti stagni come da noi”.

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di Andrea Della Maggiore

( Fonte Mondo Primavera )

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