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Solitudine del numero uno. Ma non sparate su Josip

La solitudine del numero uno è questa. Pari le mosche e le scintille. Sei il superman di una serata indimenticabile. Poi ti arriva un tiretto che un bimbo dell'asilo respingerebbe con la nuca. E prendi gol.

La solitudine del numero uno è questa. Pari le mosche e le scintille. Sei il superman di una serata indimenticabile. Poi ti arriva un tiretto che un bimbo dell'asilo respingerebbe con la nuca. E prendi gol.

La solitudine di Josip Posavec. Occhi di gatto. Balzi da uomo ragno. Pegni da pagare all'inesperienza e a una ancora in divenire struttura tecnica. Sei di scena al San Paolo di Napoli, col tuo Palermo malmesso. I tifosi hanno ammainato bandiera. Può essere mai che questa barchetta rosanero regga il confronto con lo squadrone azzurro? Invece, accade l'imponderabile. Nestoroski segna. All'inizio sembra una follia. Man mano che l'orologio scorre, negli occhi degli aficionados traditi, si materializza una speranza incredibile. Vuoi vedere che...

E Josip vola da un palo all'altro. Respinge. Schiaffeggia. Blocca. Di piede. Di testa. La sorte è benigna, infatti accompagna le sue manone fatate. Il pallone non entra. No, non entra. Gli assi del 'Ciuccio' si mettono le dita nei capelli imbrillantinati per la disperazione. Posavec, l'invincibile, ha calato la saracinesca. E non importa se ti chiami Insigne...

Ma arriva il tiretto dell'asilo nido. Noncuranza? Sicurezza? Errore tecnico, soprattutto. Quando ti accovacci sul pallone devi chiudere le gambette: lo sanno pure i portieri da stabile. Purtroppo, accade il contrario. Di tutte le conclusioni impossibili, passa quella che non c'era messa. E il Napoli pareggia, evidenziando quanto sia comica e contraddittoria la natura del tifoso: un pari che sarebbe stato salutato, cinque minuti prima, come un prodigio di Santa Rosalia, diventa motivo di amarissima recriminazione.

In questa piccola commedia calcistica, si staglia la solitudine del numero uno. Che i professionisti della linea bianca vivono secondo un codice personale. Zoff parava come un bancario. Zenga era un acrobata dell'incrocio dei pali. L'argentino Gatti usciva sempre e comunque: "Così - diceva - mi evito il fastidio di parare". E Stefano Sorrentino è un magnifico uomo d'acciaio. Il tempo che l'ha reso brizzolato non ha appannato la sua vocazione di dinamite.

Però adesso non spariamo su Josip Posavec. Senza le sue paratone, il Palermo avrebbe perso. La circostanza di un gol atroce non ne offusca troppo la prestazione. Un portiere lo sa, oltretutto. Sa che il calcio somiglia alla vita: ed è questa la sua saggezza. Ti frega immancabilmente quando non te l'aspetti, col dolore che non c'era messo.

di Roberto Puglisi

( Fonte Live Sicilia Sport )

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