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Nikopolidis allena una squadra di rifugiati

L'ex portiere, campione d'Europa con la Grecia nel 2004, è il direttore tecnico dell'Hope Refugees Fc.

Antonis Nikopolidis è stato uno dei calciatori greci più vincenti della storia, in carriera ha vinto 23 titoli nazionali in 24 anni di carriera, giocando soprattutto con Panathinaikos e Olympiakos. Niko ha conquistato in tutto 11 campionati greci, 3 supercoppe di Grecia ed è stato eletto per 4 volte consecutive miglior portiere di greco tra il 2006 e il 2009. Nikopolidis è stato anche uno portieri più importanti nella storia della Nazionale greca: ha disputato 90 incontri e vinto un titolo Europeo da protagonista nel 2004. Con Otto Rehhagel in panchina la Nazionale ellenica riuscì a battere in finale il Portogallo padrone di casa, mentre Nikopolidis mantenne inviolata la propria porta nelle ultime tre gare contro Francia (ai quarti), Repubblica Ceca in semifinale e nella sfida decisiva contro il Portogallo appunto.

Nikopolidis è ora il direttore tecnico della Hope Refugees Fc, una squadra che lavora per portare speranza ad un gruppo di ragazzi rifugiati in Grecia. I 24 giovani che compongono la rosa si ritrovano tre volte alla settimana per allenarsi, escono dal centro d’accoglienza dove vivono in attesa di essere riassegnati ad altri paesi europei e si riversano in campo. «Quando mi hanno proposto questo lavoro ho accettato subito, perché mi fa stare bene l’idea che si crei un gruppo composto da gente che soffre, rifugiati sradicati dai propri luoghi». Nikopolidis ha aggiunto che un ulteriore motivo per accettare è dovuto ai suoi antenati, che erano a loro volta dei rifugiati: greci del Ponto, la costa turca del Mare Nero arrivati in Grecia negli anni venti del secolo scorso.

Le ore di allenamento sono per questi ragazzi i migliori momenti di vita della settimana, con ore altrimenti passate in attesa di una notizia sulla loro nuova collocazione. Joseba Jatsebo, 23 anni, è uno dei 24 giovani di nazionalità siriana, irachena, afgana o iraniana, tra i 18 e i 26 anni, che arrivano nei vari centri della capitale per condividere con gli altri qualche ora di vita. Mentre i compagni non hanno alcuna esperienza come calciatori, Jatsebi era un calciatore nella squadra siriana di seconda divisione della propria città a Idlib, completamente distrutta dalla guerra civile.

Jatsebo non ha preferenze sul suo futuro «se c’è speranza qui ci resto volentieri, altrimenti cercherò un altro paese. Magari un giorno sarò un buon calciatore». Dal 15 novembre è stata fatta una selezione dei giocatori più talentuosi, con allenamenti arrivati a contenere 40/45 persone, fino alla selezione finale di 24. Prima dell’inizio del campionato la Hope Refugees ha disputato un’amichevole con la squadra degli avvocati, vinta per 4 a 1. Durante la partita alcuni di loro si sono offerti di aiutare i ragazzi con le domande di asilo.

Nelle prime due partite di campionato, la squadra di Nikopolidis ha messo insieme una vittoria e una sconfitta, ma come afferma Sabanis, uno dei direttori tecnici del progetto:«L’obiettivo è innanzitutto che i ragazzi siano felici, e che tutti partecipino. Non facciamo calcoli su come vincere, se c’è qualcuno di realmente bravo cerchiamo di aiutarli a fare qualcosa di meglio nel calcio». La creazione della squadra fa parte di un progetto della Fondazione per l’Infanzia della Uefa: l’obiettivo è facilitare l’integrazione dei rifugiati, attraverso il calcio, nelle comunità che li accolgono.

 

di Redazione

( Fonte Rivista Undici )

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