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L’esempio positivo della SPAL

La Spal in cima alla B dopo 31 giornate è una novità dal sapore nostalgico. Dopo anni di buio la squadra ferrarese sta vivendo un vero e proprio Rinascimento calcistico, con importanti risultati sia dal punto di vista societario che tecnico, in una riedizione sportiva di quello che attraversò la città nel XIII secolo sotto la famiglia d’Este.

La Spal in cima alla B è una novità dal sapore nostalgico. Dopo anni di buio la squadra ferrarese sta vivendo un vero e proprio Rinascimento calcistico, con importanti risultati sia dal punto di vista societario che tecnico, in una riedizione sportiva di quello che attraversò la città nel XIII secolo sotto la famiglia d’Este.

La SPAL di quest’anno è un progetto tattico interessante che si sta conciliando con risultati di breve periodo, un rilevante crocevia di giovani promettenti (tra tutti, Bonifazi e Meret, fresco di convocazione in Nazionale), protagonisti inattesi e giocatori esperti sulla via del riscatto.

Una situazione, quella attuale, che qualche anno fa non era nemmeno lontanamente immaginabile, quando nell’estate 2012 la SPAL – una delle società più antiche del calcio italiano – era sul punto di scomparire: retrocessi sul campo e radiati dalla FIGC e, alla seconda rifondazione in 7 anni, i biancazzurri sono ripartiti dalla Serie D, con il duo Benasciutti (ex vice presidente) e Ranzani. Il tentativo va a vuoto: la Società Sportiva Dilettantistica Real Spal parte con un organico costruito per tornare immediatamente in Lega Pro, ma già a dicembre si trova senza fondi per proseguire; a febbraio i giocatori rifiutano di allenarsi per protesta, e arrivano in fondo senza nessuna motivazione.

Risalita non così lenta

A quel punto arriva la fusione con la Giacomense della famiglia Colombarini, che all’epoca era in Seconda divisione. La neonata società (S.P.A.L. 2013), guidata proprio dai Colombarini, rileva il marchio storico e torna tra i professionisti nel periodo di riforma della Lega Pro: per il salto di categoria basta un ottavo posto e gli estensi (guidati da Massimo Gadda) arrivano quarti.

L’anno successivo gli spallini tentano l’assalto alla Serie B, ma l’inizio di stagione di Brevi non è dei migliori. A dicembre la panchina viene affidata a Leonardo Semplici, e la storia cambia.

Semplici non è nuovo a questi exploit di categoria. Nel 2005, alla sua prima esperienza, ha vinto il campionato di Eccellenza con il Sangimignano, e nei quattro anni successivi ha trascinato il Figline dall’Eccellenza alla Prima Divisione, vincendo tre campionati diversi. A 42 anni Semplici sembra pronto per il salto in una squadra più grande, ma gli esoneri rimediati con Arezzo e Pisa lo convincono ad accettare la Primavera della Fiorentina.

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di Angelo Andrea Pisani

( Fonte L' Ultimo Uomo )

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