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Johan Cruijff, un anno dopo

A dodici mesi dalla scomparsa, l'eredità, ideale e calcistica, del numero 14 più famoso di sempre è ancora in vita.

Il mito di Johan Cruijff va oltre il calcio, non può essere altrimenti. È un’eredità anche sociale, oltre che calcistica, destinata a non estinguersi mai. Il numero 14 olandese ha allargato i confini del calcio, in campo e anche fuori, ha rivoluzionato il modo di giocare e tutto ciò che stava intorno.

In coincidenza con il primo anniversario della sua scomparsa, l’ennesimo tassello si aggiunge al suo lascito: dal 24 marzo un’altra scuola pubblica olandese si affilia alla Johan Cruyff Foundation. Accade alla Basisschool di Goirle, un piccolo comune nella regione del Brabante settentrionale, al confine con il Belgio. «È giusto ricordarlo così, gli sarebbe piaciuto. È il modo più appropriato per dimostrare che non è mai andato via», secondo Pim Berendsen, presidente della Fondazione nata nel 1997. In coincidenza con una data particolare viene così esteso il progetto “Schoolplein 14”, uno dei tanti risvolti dell’istituzione benefica creata da Cruijff: «Come già accade tutti i giorni in altre scuole primarie olandesi, la fondazione curerà tutta la parte sportiva dei ragazzi, favorendo l’attività fisica, i giochi di squadra e il divertimento per raggiungere degli obiettivi, ma soprattutto rispettarsi reciprocamente».

È questa la vera eredità per un Paese che nutre i bambini attraverso il ricordo del suo sportivo più celebre, lo stesso che si rivelò al mondo quando l’Olanda abbracciò le prime frontiere liberal, democratiche e multiculturali. Un’epoca in cui per deliziarsi si andava al Rijksmuseum per Rembrandt o in alternativa al De Meer Stadion, ammirando il numero 14.

Quella legata alle scuole primarie, con altre due affiliazioni previste entro la fine di marzo, è un’iniziativa che ha preso il via il 25 aprile del 2012, in occasione del 65° compleanno di Cruijff. Quel giorno, in una scuola di Amsterdam, affermò: «Ai miei tempi giocare per strada era l’unica alternativa. Oggi i bambini se ne stanno in casa, scegliendo tra gli schermi dei computer, dei videogiochi, della tv o dei telefonini. È un qualcosa che dobbiamo cambiare, iniziamo a farlo dalle scuole». Detto, fatto. In meno di cinque anni il progetto conta oltre 330 istituti e i bambini raggiunti sono più di 75 mila, in costante aumento. Un contatore si aggiorna in tempo reale sul sito della Fondazione. Segno che la rivoluzione funziona, l’ennesima firmata Cruijff.

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di Giorgio Coluccia

( Fonte Rivista Undici )

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