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Psicologia sportiva | Nozioni ed elementi a supporto del lavoro, dentro e fuori dal campo

responsiveresponsiveLa Psicologia dello Sport riguarda quelle attività accademiche, di ricerca e professionali che forniscono la base per comprendere e stimolare il comportamento delle persone praticanti sport o attività fisica. Questo ambito dinamico può stimolare l'esperienza degli uomini, delle donne e dei giovani che praticano le varie forme dell'attività fisica, si rivolge sia a coloro che svolgono la loro attività per piacere personale e sia a quelli impegnati a livello di èlite in attività specifiche. Gli psicologi dello sport che svolgono questa attività a livello professionale s'impegnano nel comprendere i processi psicologici che guidano la prestazione motoria, i modi attraverso cui può venire stimolato l'apprendimento e incrementate le prestazioni e la maniera in cui possono essere efficacemente influenzati le percezioni psicologiche e i risultati. La Psicologia dello Sport trova le sue radici sia nelle scienze dello sport e del movimento e sia nella psicologia. E' una specializzazione della psicologia applicata e delle scienze dello sport. (Statement dell'International Society of Sport Psychology)responsive

Allenatore, società e regole nei settori giovanili: ecco perché è determinante la coerenza

Sappiamo bene quanto una delle richieste maggiormente avanzate ai ragazzi da mister e dirigenti sportivi negli ambienti calcistici giovanili sia il “rispetto delle regole”, considerato ragionevolmente come uno dei veri baluardi della vita di un gruppo.

Sappiamo bene quanto una delle richieste maggiormente avanzate ai ragazzi da mister e dirigenti sportivi negli ambienti calcistici giovanili sia il “rispetto delle regole”, considerato ragionevolmente come uno dei veri baluardi della vita di un gruppo.

Nelle tipiche riunioni e manifestazioni di inizio anno, quando vengono presentate le squadre, le attività della scuola calcio e gli obiettivi di una stagione, tale principio costituisce infatti nodo cruciale di ogni manifestazione d’intenti, nella volontà proclamata di crescere “uomini” e non solo “calciatori”.

Seguire le norme significa assimilare concetti come la convivenza, il rispetto reciproco, l’attenzione verso la cultura di una società sportiva. Tutti valori importanti, importantissimi ma che espongono inequivocabilmente allenatori, dirigenti, responsabili di settori giovanili all’obbligo morale di comportarsi in modo coerente.

Ciò anche alla luce del fatto che i ragazzi che si contraddistinguono per il comportamento esemplare, “misurano” l’affidabilità del proprio allenatore e quella del management proprio in relazione a questo aspetto, prima ancora di quello tecnico-sportivo.

L’evoluzione di squadre compatte, coese e dotate di un forte senso di appartenenza passa sempre dalla presenza in gruppo di giovani dai valori morali spiccati e dall’ applicazione concreta ed equilibrata di regolamenti interni (meglio se discussi e condivisi con gli atleti).
 
Regolamenti che tendono a sanzionare prevalentemente:
  • ritardi agli allenamenti ed agli impegni istituzionali
  • chi non comunica l’assenza
  • mancanza di rispetto per materiali e beni di una società
  • chi usa linguaggi fuori luogo
  • atti di violenza fisica e verbale/bullismo interni
  • chi offende l’allenatore o qualcuno dello staff tecnico
  • squalifiche pesanti per comportamenti scorretti 
Il tutto seguendo criteri sanzionatori proporzionali alla gravità dell’accaduto.
 
Ma cosa accade quando atti del genere avvengono prima di una partita importante e “sentita”?
 
Cosa capita quando a violare i regolamenti interni di una società è un calciatore o più calciatori di talento che possono “fare la differenza” sul piano tecnico?
 
Quali comportamenti vengono attuati dall’adulto quando la tentazione di chiudere un occhio per motivi opportunistici prende – più o meno consapevolmente – il sopravvento?
 
Una società ed un allenatore sono chiamati ad assumere senza esitazioni decisioni coerenti capaci di dare esempi cristallini al gruppo.
 
Quando ciò avviene allenatore e società raggiungono 2 obiettivi lampanti:
  • dimostrare carisma all’interno del gruppo
  • coltivare la convinzione che la crescita personale vale quanto quella sportiva e che non può esserci prospettiva calcistica senza maturazione individuale e collettiva
  • dimostrare all’esterno del gruppo (famiglie, comunità) di avere principi non soggetti a tentennamenti, acquisendo in autorevolezza ed appeal.
E quando invece ciò non accade?
  • l' allenatore dimostra inaffidabilità mettendo a repentaglio la propria credibilità e la propria leadership.
  • il gruppo può perdere anche in modo rilevante motivazione intrinseca, considerando che il principio meritocratico viene messo fortemente in discussione
  • la frequenza di comportamenti sbagliati viene rinforzata
  • la coesione del gruppo viene danneggiata, in quanto decade l’essenza stessa della dinamica collettiva, ovvero la capacità di convivenza e di accettazione di principi condivisi
  • vengono aperte le strade verso la creazione di sottogruppi rigidi, dando vita a potenziali fenomeni di pigrizia sociale.
  • in caso di reiterazione del permissivismo, la società in senso più ampio dimostra incapacità di sviluppare progetti forti sul piano relazionale e morale e quindi in prospettiva, anche su quello sportivo.
  • viene valorizzata l’idea per la quale non conta competere e fare squadra, ma vincere e anteporre l’interesse personale e transitorio a quello collettivo e di largo respiro 
 
Un Allenatore che crede nel gruppo, ha un’arma segreta spesso sottovalutata ma estremamente potente per fare squadra: la coerenza.
 
Provare per credere

 

di Dott. Fabio Ciuffini

( Fonte Psicologo dello Sport )

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