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Psicologia sportiva | Nozioni ed elementi a supporto del lavoro, dentro e fuori dal campo

responsiveresponsiveLa Psicologia dello Sport riguarda quelle attività accademiche, di ricerca e professionali che forniscono la base per comprendere e stimolare il comportamento delle persone praticanti sport o attività fisica. Questo ambito dinamico può stimolare l'esperienza degli uomini, delle donne e dei giovani che praticano le varie forme dell'attività fisica, si rivolge sia a coloro che svolgono la loro attività per piacere personale e sia a quelli impegnati a livello di èlite in attività specifiche. Gli psicologi dello sport che svolgono questa attività a livello professionale s'impegnano nel comprendere i processi psicologici che guidano la prestazione motoria, i modi attraverso cui può venire stimolato l'apprendimento e incrementate le prestazioni e la maniera in cui possono essere efficacemente influenzati le percezioni psicologiche e i risultati. La Psicologia dello Sport trova le sue radici sia nelle scienze dello sport e del movimento e sia nella psicologia. E' una specializzazione della psicologia applicata e delle scienze dello sport. (Statement dell'International Society of Sport Psychology)responsive

L'allenatore non può essere come un padre

Con i propri allievi non si può essere come padri. E se, come spesso si crede, si tratta di un rapporto affettivo, attento a proteggere e non gravare di impegni, accondiscendente e impegnato tante volte a costruire la felicità, è un errore anche per un padre vero.

Con i propri allievi non si può essere come padri. E se, come spesso si crede, si tratta di un rapporto affettivo, attento a proteggere e non gravare di impegni, accondiscendente e impegnato tante volte a costruire la felicità, è un errore anche per un padre vero.

Che cosa significa per un allenatore “essere un padre” con i giovani?

L’adulto, nello sport e in ogni situazione in cui sia educatore o anche solo un modello da seguire, deve richiedere l’assunzione di compiti non graditi, porre proibizioni pretendere la rinuncia a vantaggi personali per altri collettivi. Non può essere soltanto un padre, perché non assume le vere responsabilità dell’educazione e scredita quello vero, dal quale, poi, è troppo diverso. Sarebbe anche troppo facile. Ha adesione perché fa divertire, e quindi non deve scontentare, e uscito dal campo, dalla piscina o dalla palestra, va a casa a pensare ai fatti propri, senza doversi interessare di compiti da fare, litigi, trasgressioni e disubbidienze.

Che cosa fanno di solito i figli veri, anche se non sono tanti come in una squadra? Per avere più attenzioni, litigano tra loro e si fanno tranelli. Per essere i prediletti, possono abituarsi a usare più l’affetto che l’impegno. Confondono l’amore e la disponibilità con la dedizione totale, e quindi si aspettano protezioni, troppi aiuti e perdoni facili. Credono di contare e poter pretendere a prescindere da ciò che fanno per meritare, e spesso vivono l’obbligo e la proibizione come mancanza di affetto o ingiustizia alla quale è lecito almeno opporsi.

Nello sport, gli allievi trattati come figli possono usare la debolezza o l’affetto per ricevere protezione e tolleranza oppure, se più deboli, ricevere troppi aiuti e attenzioni, e rischiare di essere mantenuti tali e non essere resi responsabili.

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di Vincenzo Prunelli

( Fonte NuovoSportGiovani )

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