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Psicologia sportiva | Nozioni ed elementi a supporto del lavoro, dentro e fuori dal campo

responsiveresponsiveLa Psicologia dello Sport riguarda quelle attività accademiche, di ricerca e professionali che forniscono la base per comprendere e stimolare il comportamento delle persone praticanti sport o attività fisica. Questo ambito dinamico può stimolare l'esperienza degli uomini, delle donne e dei giovani che praticano le varie forme dell'attività fisica, si rivolge sia a coloro che svolgono la loro attività per piacere personale e sia a quelli impegnati a livello di èlite in attività specifiche. Gli psicologi dello sport che svolgono questa attività a livello professionale s'impegnano nel comprendere i processi psicologici che guidano la prestazione motoria, i modi attraverso cui può venire stimolato l'apprendimento e incrementate le prestazioni e la maniera in cui possono essere efficacemente influenzati le percezioni psicologiche e i risultati. La Psicologia dello Sport trova le sue radici sia nelle scienze dello sport e del movimento e sia nella psicologia. E' una specializzazione della psicologia applicata e delle scienze dello sport. (Statement dell'International Society of Sport Psychology)responsive

Il portiere e la sua mente

Se ci si pone ad osservare il calcio estrapolandosi dalle azioni di gioco, concentrando invece l’attenzione sui suoi protagonisti, ci si rende conto che il modo in cui vive la gara il portiere è completamente differente da come la affrontano gli altri giocatori. In lui è esaltata la tenacia a non demordere, la freddezza che gli permette di controllare la situazione, perché il portiere è abituato a reagire ai goal subiti, ma anche a non esaltarsi troppo se compie una bella parata, per mantenere intatta la sua concentrazione.

Se ci si pone ad osservare il calcio estrapolandosi dalle azioni di gioco, concentrando invece l’attenzione sui suoi protagonisti, ci si rende conto che il modo in cui vive la gara il portiere è completamente differente da come la affrontano gli altri giocatori.

In lui è esaltata la tenacia a non demordere, la freddezza che gli permette di controllare la situazione, perché il portiere è abituato a reagire ai goal subiti, ma anche a non esaltarsi troppo se compie una bella parata, per mantenere intatta la sua concentrazione. Il suo temperamento fatto di vigore, resistenza, solidità emotiva, si forgia nel tempo, si raffina attraverso le esperienze spigolose alle quali egli è sottoposto continuamente. È il risultato di una serie sconfinata di prove negative che è stato costretto a superare se, come portiere, voleva sopravvivere. Proprio come avviene nella sopravvivenza delle razze pregiate in natura, che divengono appunto pregiate perché rare. Tra i pali la mente di chi sceglie di giocare in porta si leviga, il carattere si scalfisce, soprattutto perché si è costretti ad imparare a farsi scivolare addosso gli eventi negativi. E in questo modo ci si rafforza. 

Sapere che le proprie mani sono in grado di bloccare l’azione di un’intera squadra, rende il portiere un grande estimatore di se stesso, e tale elemento soprattutto su un bambino in crescita che sceglie di praticare questo ruolo, può essere fondamentale. Perché i palloni da parare nella vita saranno tanti, e facendo il portiere si possono acquisire delle strategie utili non solo in campo ma nella quotidianità. Tali strategie si assorbono dal fare esperienza di una serie sconfinata di traversie, che iniziano da quando i portieri, da bambini, scendono in campo con i guantoni più grandi di loro e tentano goffi ed impacciati con quei pantaloni imbottiti, di bloccare la palla che continua a volteggiare dietro di loro.

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di Isabella Gasperini e Roberto Babini

( Fonte Blog Isabella Gasperini )

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