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Psicologia sportiva | Nozioni ed elementi a supporto del lavoro, dentro e fuori dal campo

responsiveresponsiveLa Psicologia dello Sport riguarda quelle attività accademiche, di ricerca e professionali che forniscono la base per comprendere e stimolare il comportamento delle persone praticanti sport o attività fisica. Questo ambito dinamico può stimolare l'esperienza degli uomini, delle donne e dei giovani che praticano le varie forme dell'attività fisica, si rivolge sia a coloro che svolgono la loro attività per piacere personale e sia a quelli impegnati a livello di èlite in attività specifiche. Gli psicologi dello sport che svolgono questa attività a livello professionale s'impegnano nel comprendere i processi psicologici che guidano la prestazione motoria, i modi attraverso cui può venire stimolato l'apprendimento e incrementate le prestazioni e la maniera in cui possono essere efficacemente influenzati le percezioni psicologiche e i risultati. La Psicologia dello Sport trova le sue radici sia nelle scienze dello sport e del movimento e sia nella psicologia. E' una specializzazione della psicologia applicata e delle scienze dello sport. (Statement dell'International Society of Sport Psychology)responsive

L’universo nelle nostre mani

L' Universo nelle nostre mani

Siamo troppo impegnati a ricercare la bellezza a tutti i costi, spesso sacrificando la vera motivazione che ci spinge a continuare ad inseguire il nostro obiettivo, a testa bassa.

Siamo circondati da persone che ci indicano la cima della montagna da scalare, ma spesso queste persone sono le prime a non essersi mai sporcate le mani. Parlano, parlano e basta. Il fatto è che noi siamo nati diversi e la nostra mente funziona al contrario.

Vediamo una pozzanghera e scatta una scintilla che non ha nome. Prendiamo la rincorsa e ci lanciamo nel fango a pancia sotto, spazzando via tutte le sensazioni che imbruttiscono questo mondo: via la paura, via la vergogna. Amiamo giocare e amiamo prenderci un po’ in giro. Non importa l’età, il portiere sarà sempre considerato uno squilibrato. 15 anni, 30 anni, 50. Sono solo numeri. Quello che conta davvero ce lo portiamo in eterno tatuato sulla schiena, ma sotto la pelle. Il n.1

Perché fare il portiere non significa ricoprire un ruolo durante una partita di calcio. Vuol dire indossare i panni di un supereroe per tutta la vita, vuol dire affogare nei propri pensieri per infiniti minuti mentre i compagni sfogano rabbia correndo come matti e svuotandosi i polmoni di tutte le maledizioni. Noi portieri non possiamo permetterci questo lusso. Dobbiamo osservare ed accumulare. Gli occhi fissi sul pallone, sempre, provando a calamitare l’intero universo nelle nostre mani. Il fiato che si gonfia e quasi ci fa esplodere il petto, fino al momento in cui decidiamo di gettarci nella mischia, volando più in alto di tutti. Uno contro uno, a muso duro contro l’attaccante lanciato a rete.

Un bacio ai guanti e uno ai pali. Vivere non è mai stato così bello.

di Redazione

( Fonte Cronache di Spogliatoio )

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