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Interviste | Interviste ad atleti, tecnici ed addetti al lavoro di campo

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Scuffet e quel no all'Atletico Madrid: "Non ho rimpianti, volevo stare a Udine"

«Simone Scuffet per il mondo è il bravo ragazzo che, volendo finire la scuola, nel 2014 ha detto no ai milioni dell’Atletico Madrid. Per il mondo del calcio è uno stupido che ha rifiutato un’enorme occasione».

Da "nuovo Buffon" a portiere del Como, retrocesso in Lega Pro: «Sono più forte di due anni fa, a Donnarumma invidio i centimetri. Ma ora deve giocare, come me» 

«Simone Scuffet per il mondo è il bravo ragazzo che, volendo finire la scuola, nel 2014 ha detto no ai milioni dell’Atletico Madrid. Per il mondo del calcio è uno stupido che ha rifiutato un’enorme occasione». La frase è del mental coach del Como e spiega quanto sia difficile retrocedere a 19 anni dalla B alla Lega Pro, due anni dopo essere stato definito il nuovo Buffon. Un saltino verso il basso... Il punto è che entrambe le definizioni sono sbagliate. Scuffet è semplicemente un ragazzo che cerca la sua strada (e ne ha tutti i diritti). Come i diciannovenni non vuole fare bilanci sul passato: troppo presto, di sicuro inutile.

Promessa: in quest’intervista, per una volta, non parleremo di Atletico Madrid.
«Ma no, è impossibile. Chi viene a intervistarmi ci prova, però non riesce nessuno. L’importante è che si scriva la cosa giusta: non è vero che dopo quei primi mesi di A ho detto no alla Spagna per finire le superiori. Io ho scelto di restare a Udine per l’ambiente, per i preparatori dei portieri. Volevo continuare a crescere lì».

A questo punto... parliamone. Ci sono rimpianti?
«No, sentivo che era la cosa giusta. E se lo sentivo è stato giusto fare così. Magari in futuro mi servirà più un anno in panchina a Udine che una stagione in Spagna. Chissà che avrei fatto lì».

Che cos’è, fatalismo? Per la serie: doveva andare così...
«No, è diverso: in quell’anno di panchina ho imparato. Poi rimpiangere il passato, pensarci ancora, è una cosa che toglie energie: meglio pensare a come migliorare».

Però due anni fa Scuffet era con Prandelli per lo stage pre-Mondiale, oggi ha preso 52 gol in B. Fa impressione.
«Eppure sono convinto di non aver perso tutto. Questo pensiero che a 19 anni sono quasi finito, solo perché ho fatto un anno in B, non mi riguarda. Ho giocato 34 partite e mi serviva. Sono come un portiere che esce dalla Primavera e va in B: il percorso di un ragazzo normale».

Va bene, allora torniamo indietro: Scuffet portiere a 6 anni. Com’è stato?
«Mi hanno portato all’allenamento e quasi non volevo andarci. Mi interessava poco. Sono arrivato e mi sono messo in porta. Non ricordo il momento, ma dev’essere stato istinto».

Meglio il tamburello?
«Quello è arrivato dopo. Alle medie c’era un professore appassionato di tamburello. Dopo un po’, piaceva a tutti: siamo arrivati terzi in Italia in un campionato delle scuole».

Com’era Scuffet al tempo?
«Non ho mai parlato tantissimo, a scuola e nella vita. Mi piace ascoltare, guardare e farmi le mie idee».

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di Luca Bianchin

( Fonte La Gazzetta dello Sport )

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