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Interviste | Interviste ad atleti, tecnici ed addetti al lavoro di campo

responsiveresponsiveSerie di interviste a tecnici od atleti estrapolate da vari siti tematici presenti nella Rete.responsive

Patrick Foletti e la filosofia delle 7 "I": integrità, intensità, inspirazione, identificazione, iniziativa, interesse, individuo

Originale, professionale, uno che non lascia niente al caso, restio agli allenamenti convenzionali e pronto con determinazione e grinta a dare ai suoi portieri tutti gli insegnamenti indispensabili per difendere nel miglior modo la porta. Patrick Foletti, meglio noto nell’ambiente calcistico con il nome di Mister Fox, è il Preparatore dei portieri della Nazionale di calcio Svizzera, ed è senza ombra di dubbio uno che di strada ne ha fatta: prima in veste di portiere, poi in quella di allenatore, il tutto però puntando sempre gli occhi a grandi obiettivi.

Originale, professionale, uno che non lascia niente al caso, restio agli allenamenti convenzionali e pronto con determinazione e grinta a dare ai suoi portieri tutti gli insegnamenti indispensabili per difendere nel miglior modo la porta. 

Patrick Foletti, meglio noto nell’ambiente calcistico con il nome di Mister Fox, è il Preparatore dei portieri della Nazionale di calcio Svizzera, ed è senza ombra di dubbio uno che di strada ne ha fatta: prima in veste di portiere, poi in quella di allenatore, il tutto però puntando sempre gli occhi a grandi obiettivi. Quando si ha la fortuna di trovare uno come Mister Fox, l’allenamento prende una piega totalmente differente dagli standard. Riesce con professionalità e cognizione ad ottenere dai suoi atleti le massime prestazioni in campo. Instaura con i portieri un rapporto amichevole ma comunque molto professionale, senza mai perdere di vista il suo ruolo. In campo chiede ai suoi giocatori di portare la propria personalità con gioia e concentrazione, come a suo tempo portò la sua. I microfoni di Sledet.com hanno raggiunto Mister Fox, che ai nostri microfoni ha raccontato il suo percorso lavorativo e non solo.

Quando è nata la sua passione per il mondo del calcio?
Da bambino. Come tutti i bimbi giocavo in strada con gli amici dalla mattina alla sera, infatti ogni minuto era buono per poter giocare a pallone: prima di scuola, nella pausa, dopo la scuola, questo per far capire che per me, è sempre stata una parte importante della mia vita fin dall’inizio.

Quando ha capito che questa sarebbe stata la sua strada?
Anche se già da giovanissimo ero “bravino”, e facevo parte delle nazionali giovanili, non ho mai detto: da grande voglio fare il professionista. Infatti, dopo il liceo sono andato a Zurigo per studiare, ma non per giocare a pallone, quindi, come vedi sono un po’ “atipico” sotto questo aspetto. Devo dire che professionista ci sono diventato per caso.

Il suo trampolino di lancio è stato nel ’95, durante la partita di Champions contro l’Ajax?
Si è vero. La partita di Champions nel ’95 contro l’Ajax mi ha dato visibilità e popolarità. Prima della partita penso che nessuno sapesse che in Svizzera c’era un portiere che si chiamava Foletti. Dopo quella partita praticamente tutta la Svizzera sapeva che c’era un ragazzo che giocava in porta. Quindi, sì, quella partita è stata un po’ il mio trampolino di lancio, se così possiamo dire.

Quale reputa l’esperienza più significativa per la sua carriera?
Beh… sono tante! E’ difficile togliere un episodio. Sicuramente l’esperienza fatta in Premier League in Inghilterra è stata qualcosa di eccezionale, ma anche di strano in rapporto a quello che conoscevo in Svizzera. Un altro modo di pensare, un altro modo di vivere, un’altra cultura. Anche se è stata molto corta, quell’esperienza è stata sicuramente una delle più interessanti della mia carriera. 

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di Desirè Sara Serventi

( Fonte Sledet.com )

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