Ultimi aggiornamenti del sito       La Pratica Osservativa dell\' Allenatore di Portieri nel Settore Giovanile

Grazie per la tua valutazione.

Contattaci tramite questo form.
Email:
Soggetto:
Messaggio

Elementi di Teoria | Nozioni teoriche di carattere generale e sui vari aspetti

responsiveresponsiveSaper portare la palla, saper dribblare, saper tirare in porta, saper parare, e così via: sono tutte abilità che un buon giocatore di calcio deve saper padroneggiare per essere schierato in campo dal prioprio allenatore. In questa sezione raccoglierò periodicamente articoli trovati in Rete, redatti da esperti del settore o da tecnici, da cui si possano estrapolare concetti e principi per migliorare a livello teorico le proprie competenze sul gioco del calcio, in tutti i suoi aspetti. responsive

Allenare le Capacità Motorie

La mia convinzione è sempre stata quella di immettere continui dati a livello cognitivo, per creare nel portiere una memoria motoria, al fine di ridurre i tempi di reazione durante una partita.

La mia convinzione è sempre stata quella di immettere continui dati a livello cognitivo, per creare nel portiere una memoria motoria, al fine di ridurre i tempi di reazione durante una partita.

La mia convinzione è sempre stata quella di immettere continui dati a livello cognitivo, per creare nel portiere una memoria motoria, al fine di ridurre i tempi di reazione durante una partita.

Questo credo sia il pensiero di tutti noi che ricerchiamo e ricreiamo in allenamento stimoli che possano portare il portiere a ridurre i tempi di intervento avvalendosi dell’aiuto del sistema nervoso e di quello della coordinazione motoria.

L’intento rimane sempre quello di creare allenamenti atti a stimolare il nostro portiere, ricreando per lui la giusta frequenza passi, la giusta andatura, la giusta postura e fase di arresto, attraverso attrezzi quali scalette, cinesini ed altri.

La ripetitività non porta il portiere ad avere la giusta “memoria motoria” a livello cognitivo, questo perché ogni stimolo che ricreiamo anche se a parer nostro sembra identico, viene percepito dal nostro organismo in modo differente, perché ogni allenamento anche se riproposto più volte stimolerà sempre processi differenti sia a livello organico che nervoso.

Proporre ad esempio al portiere un esercizio dove da posizione centrale deve toccare un cinesino ed intervenire in contro movimento su un tiro del Mister, porterà ad uno stimolo aspecifico per il ruolo e con la sola finalità condizionale.

Attraverso la lettura di vari testi e confronti con specialisti del settore, ho modificato in parte le mie convinzioni che mettevano in primo piano un allenamento più stereotipato fatto di convinzioni comuni che ad oggi forse si basavano più su un “si fa così perché si è sempre fatto” .

Già da tempo ho modificato il metodo di allenamento,  che prevedeva un maggior minutaggio per la parte analitica/aspecifica, questo perchè pensavo che così facendo avrei fatto memorizzare a livello cognitivo la gestualità proposta. Bene non è cosi! Non è con la ripetitività aspecifica che creiamo un substrato di esperienza, l’esperienza perchè è questo che dobbiamo creare nel nostro portiere, si può aumentare, solo facendo rivivere ogni attimo nel medesimo contesto.

L’esperienza, secondo me, è quella parte pratica di una determinata situazione che serve a farci migliorare nello svolgimento di compiti che non possono essere appresi solo mediante lo studio teorico. E’ una compensazione che si fa e che ci porta (se ben acquisita) ad effettuare prestazioni sempre migliori.

Il continuo sperimentare attraverso errori, non considerando più l’errore come un elemento da eliminare quanto prima ma considerandolo come una base di partenza, porterà il nostro organismo a modificare  “da solo” attraverso la ripetitività, la gestualità più economica e funzionale.

Quindi per creare esperienze a livello neuronale, il nostro cervello ha bisogno di rivivere le situazioni in tutto il suo contesto.

Io stesso prima cercavo  di proporre l’allenamento partendo da informazioni analitiche fino ad arrivare al situazionale, pensando di agevolare a livello cognitivo il portiere, ma così facendo limitavo di fatto la sua esperienza, fatta di tappe e sensazioni cinestetiche/propriocettive.

Studi recenti hanno dimostrato come il nostro cervello possa percepire azioni ed eseguirle a livello neuronale senza però compiere una reale azione motoria, questo solo osservando una persona che sta per eseguire una gestualità. Tutto ciò però è possibile solo se la gestualità che la persona sta eseguendo è presente come vissuto/esperienza nel nostro cervello.

Da quanto detto si possono dedurre la motivazioni che permettono ai portieri di esperienza di anticipare un azione, e farsi trovare pronti con un perfetto timing.

In conclusione il mio lavoro oggi guarda a ridurre molto la parte aspecifica a beneficio di quella specifica del ruolo, convinto “questo un mio personale pensiero”, di creare esperienze in maniera più specifica, duratura, con il fine di portare il nostro esse a modificare le proprie abitudini “esperienze”, attraverso un qualcosa di più profondo della nostra conoscenza, e che non abbia bisogno di un nostro continuo aiuto, ma solo di essere lasciato libero di agire.

di Francesco Lafortezza

( Fonte francescolafortezza.it )

Pin It

Altri Articoli | Elementi di Teoria