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Elementi di Teoria | Nozioni teoriche di carattere generale e sui vari aspetti

responsiveresponsiveSaper portare la palla, saper dribblare, saper tirare in porta, saper parare, e così via: sono tutte abilità che un buon giocatore di calcio deve saper padroneggiare per essere schierato in campo dal prioprio allenatore. In questa sezione raccoglierò periodicamente articoli trovati in Rete, redatti da esperti del settore o da tecnici, da cui si possano estrapolare concetti e principi per migliorare a livello teorico le proprie competenze sul gioco del calcio, in tutti i suoi aspetti. responsive

La capacità di reazione e le uscite nei giovani Portieri

Nel calcio attuale la rapidità, la forza, la potenza, la resistenza alla velocità sono qualità ritenute sempre più indispensabili.

Osservazioni iniziali

Nel calcio attuale la rapidità, la forza, la potenza, la resistenza alla velocità sono qualità ritenute sempre più indispensabili.

I ritmi di gioco si sono notevolmente elevati, le azioni si svolgono con grande intensità, abbreviando inevitabilmente il tempo a disposizione per analizzarle, per elaborare e scegliere le risposte e per variarle in caso di necessità.

Tutto ciò rende fondamentale per qualsiasi calciatore, ma in particolare per il portiere, possedere la capacità di saper reagire in modo rapido e preciso alle mutevoli situazioni di gioco; tale capacità è definita di reazione. Con essa si intende dunque la facoltà di iniziare un atto motorio il più velocemente possibile, in risposta ad uno stimolo percettivo.

Il portiere, oltre ad essere rapido nelle risposte motorie, deve mostrarsi capace nell’applicazione delle uscite. La velocizzazione del gioco, la disposizione tattica di molte squadre, l’uso frequente del fuorigioco, inducono a tenere in campo una posizione alta e ad essere sempre attenti e pronti nelle uscite, sia alte che basse.

Nello stesso tempo l’uscita, azione già di per sé non semplicissima, soprattutto a livello giovanile, è resa ancora più difficile dal modo di calciare degli attaccanti.

Raramente ormai assistiamo a cross alti e lenti, a calci d’angolo battuti verso il secondo palo o al di fuori dell’area piccola. Più spesso invece notiamo cross veloci, a giro, calci d’angolo corti con avversari appostati sul primo palo e altri che arrivano in corsa.

Effettuare un’uscita in tali condizioni non è sicuramente agevole.

Il portiere per compiere questa azione deve possedere specifiche doti di carattere percettivo - cognitivo (valutazioni delle traiettorie, valutazione della situazione di gioco, attenzione, anticipazione);

  • di carattere coordinativo (coordinazione spazio-temporale, capacità di adattamento, di combinazione motoria e altro);
  • di carattere fisico - atletico (statura, forza, rapidità, elevazione);
  • di carattere tecnico (abilità specifiche).

E’ necessario in primo luogo però che il portiere non mostri timore ad uscire; neanche dopo un errore. Alcuni invece, dopo un’uscita sbagliata, la volta successiva si mostrano titubanti, ansiosi, indecisi e rinunciano a compiere tale gesto per paura di commettere un altro errore, spesso condizionati anche dalle “sentenze” degli allenatori, dei dirigenti, del pubblico, subito pronti a criticare un portiere che non esce, per poi condannarlo alla prima uscita sbagliata.

L’estremo difensore per essere abile nell’applicazione di tale gesto dovrà dunque evidenziare anche particolari doti caratteriali quali sicurezza, coraggio, decisione, equilibrio.

Alcuni manifestano in modo palese queste qualità, altri invece, sempre nell’ambito delle loro potenzialità, vanno aiutati e sostenuti ad esprimerle, già a partire dal settore giovanile.

E’ importante che il preparatore dei portieri (e/o l’allenatore) sappia instaurare coi propri allievi un rapporto costruttivo e un clima sereno che favoriscano l’acquisizione di sicurezza e fiducia nei propri mezzi, di una mentalità attiva e positiva. Nel settore giovanile occorre, con gradualità, abituare il portiere a un gioco rapido, dinamico, vario.

Ma è necessario rispettare le caratteristiche di ogni fascia di età e le qualità di ogni singolo, selezionando obiettivi, mezzi, metodi e contenuti adeguati.

Spesso ai giovani, anche ai più piccoli, si propongono le stesse attività degli adulti, ma non solo: si pretendono anche identiche risposte. Se è vero che alcune esercitazioni possono essere eseguite sia dai grandi che dai piccoli, è altrettanto vero però che la quantità e l’intensità non possono essere uguali sia per gli uni che per gli altri, e che la qualità delle risposte non può essere la stessa.

Un giovane portiere non sarà in grado di esprimersi in modo rapido, preciso, potente e con le stesse valutazioni ed intuizioni di uno adulto. Si rende pertanto necessario, anche per quanto riguarda le capacità di reazione e di uscita, differenziare gli obiettivi e le attività adattandoli alle varie fasce di età.

Soprattutto coi più giovani sarà importante ricercare lo sviluppo dei prerequisiti di tali abilità, tenendo conto che queste si strutturano sulla base di solide capacità percettive e coordinative; si dovranno graduare le difficoltà e adeguare gli spazi e i tempi delle attività, vale a dire le distanze, le traiettorie, le pause, la velocità dei tiri, degli attaccanti e altro; sarà inoltre opportuno adottare una metodologia varia, polivalente e multilaterale.

Il giovane portiere deve mostrarsi sempre pronto all’uscita ed essere in grado di saper rispondere velocemente ed efficacemente a situazioni di gioco che non sono mai identiche.

Ritengo pertanto necessario evitare forme di schematismo, di condizionamento, preferendo invece una metodologia che consenta al portiere, anche a costo di sbagliare, di scegliere da sé la risposta e di sperimentarne la validità.

Ciò non significa che sia poco importante creare degli automatismi, ma questi devono riguardare la tecnica, la corretta esecuzione di un gesto; la scelta della loro applicazione va lasciata al portiere, il quale, in base alla situazione di gioco, deciderà la posizione da assumere, se intervenire e come intervenire, cioè quale abilità tecnica impiegare.

Troppo spesso l’allenatore si sostituisce al portiere scegliendo per lui, fornendogli delle soluzioni, ordinandogli di agire, ma impedendogli di pensare. Non che egli debba evitare di dare consigli, suggerimenti, opinioni, anzi ….., ma ciò che è contestabile è l’utilizzo di una metodologia direttiva, rigida, che prevede l’impiego sistematico di esercitazioni con risposte prestabilite e uniche.

Tutto ciò, se può dare risultati immediati, credo che alla lunga possa formare portieri mentalmente rigidi, schematici, senza capacità di anticipazione, di scelta, di adattamento.

La capacità di reazione è una qualità fondamentale per il portiere e va coltivata già in età giovanile.

Essa supporta ogni scelta ed ogni intervento e va considerata non solo come capacità di eseguire rapidamente un gesto, ma soprattutto come capacità di selezionare il più velocemente possibile la soluzione più efficace per rispondere ad una situazione.

A cosa può servire essere rapidi nell’esecuzione di un automatismo, se non si è in grado di scegliere quando applicarlo? Così, è sufficiente saper eseguire rapidamente i gesti tecnici dell’uscita, se non si comprende quando uscire oppure si è lenti nel deciderlo?

continua a leggere ........

di Massimo Biffi

( Fonte alleniamo.com )

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