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Elementi di Teoria | Nozioni teoriche di carattere generale e sui vari aspetti

responsiveresponsiveSaper portare la palla, saper dribblare, saper tirare in porta, saper parare, e così via: sono tutte abilità che un buon giocatore di calcio deve saper padroneggiare per essere schierato in campo dal prioprio allenatore. In questa sezione raccoglierò periodicamente articoli trovati in Rete, redatti da esperti del settore o da tecnici, da cui si possano estrapolare concetti e principi per migliorare a livello teorico le proprie competenze sul gioco del calcio, in tutti i suoi aspetti. responsive

Vuoi giocare in porta? Presta attenzione !

Il portiere viene spesso considerato come un atleta dalle qualità cristalline, dotato di forza esplosiva , destrezza, personalità , coordinazione, tecnica… Parlando e semplificando i concetti possiamo riassumere che un portiere efficace sia rappresentato da quell’atleta che di fronte ad uno stimolo reagisce con automatismi codificati programmando la risposta motoria senza soffermarsi a selezionarla e , pertanto , a rallentare il gesto tecnico. Tutto ciò entro i limiti fisiologici e biomeccanici che conosciamo

Il portiere viene spesso considerato come un atleta dalle qualità cristalline, dotato di forza esplosiva , destrezza, personalità , coordinazione, tecnica… Parlando e semplificando i concetti possiamo riassumere che un portiere efficace sia rappresentato da quell’atleta che di fronte ad uno stimolo

reagisce con automatismi codificati programmando la risposta motoria senza soffermarsi a selezionarla e , pertanto , a rallentare il gesto tecnico. Tutto ciò entro i limiti fisiologici e biomeccanici che conosciamo.

Ipotizziamo ora di trovarci di fronte ad un professionista perfettamente allenato , tecnicamente impeccabile e con un elevato grado di motivazione: iniziamo la seduta e con nostra grande sorpresa ci accorgiamo che commette molti errori e mostra difficoltà a focalizzare l’esercitazione proposta dal mister. Com’è possibile? Sulle tribune un tifoso sta facendo esplodere alcuni petardi ed alcuni stewards lo stanno allontanando… un episodio che si è verificato fuori dal recinto di gioco ma dentro il campo visivo e uditivo del portiere. Risultato : l’ attenzione è stata rivolta da un’altra parte!

Parliamo dunque di attenzione: si potrebbe definire come la chiave di accensione della nostra auto, perfettamente funzionante ed efficiente ma inutilizzabile senza di essa. Definiamo allora a grandi linee questo elemento ancora poco conosciuto ma estremamente importante.

Per meglio comprendere di cosa stiamo parlando possiamo definire l’ attenzione come un meccanismo che presenta due caratteristiche principali:

1. Limitato
2. Selettivo

Partendo dal primo punto possiamo individuare due tipi di limite : limite di calcolo e limite di tempo.

Limite di calcolo: se prendo una sacca di palloni il cui contenuto è rappresentato da 5 unità e chiedo al portiere di indicarmi il numero “a colpo d’occhio” riceverò una risposta del tipo: “sono 5!” Al contrario se chiederò al portiere di indicarmi il numero di palloni (24) sparsi per il campo durante una seduta d’allenamento la risposta sarà: “sono una ventina…” Perché non è possibile ottenere una risposta precisa alla seconda domanda? Perché il nostro cervello elabora informazioni semplici attraverso il riconoscimento di pochissimi impulsi , ad esempio dalla memoria visiva momento per momento, e questo determina la difficoltà di spingersi su un dato preciso quando la richiesta è ad ampio raggio e sovradimensionata rispetto alla nostra capacità.

Anche il tempo di elaborazione dati è importantissimo. Infatti la richiesta energetica per la massima attenzione e per la decodifica delle informazioni è ad altissimo costo . Ne consegue una durata limitata a periodi brevi compresi tra i venti e i quaranta minuti oltre i quali , a seconda dei soggetti, le risorse attenzionali si affievoliscono perdendo di efficacia. Un discorso interessante ma troppo lungo determina la comparsa di sbadigli nell’ascoltatore , segno inequivocabile di noia e calo energetico.

Introducendo il secondo punto analizziamo l’ attenzione come un elemento di selezione. Proprio per la difficoltà a mantenere il livello ottimale nel tempo e per la caratteristica di capacità di calcolo modesta è fondamentale selezionare ,dalla quantità di stimoli percepiti, quelli che sono realmente utili allo svolgimento della nostra attività. Tale selettività risponde ad alcune caratteristiche dette “collative” ,a stimoli presenti nel campo (attenzione di tipo involontario) e alla precisa volontà dell’atleta.

L’uomo sfrutta alcuni organi di senso per entrare in contatto col mondo esterno, in particolare un portiere utilizza prevalentemente due tele recettori: la vista e l’udito. Quando uno stimolo è in grado di catturare involontariamente l’ attenzione del soggetto si dice collativo.

L’elemento più caratteristico degli stimoli collativi è ,senza dubbio, la novità . Quest’ultima può essere assoluta ( cioè assente dal vissuto personale) o relativa (presente nel vissuto personale ma presentata in forma differente). Ad esempio un portiere abituato a giocare in uno stadio gremito sarà attratto da una novità relativa come ad esempio l’ accensione dei riflettori, a cui ben presto si abituerà. Sarà nuovamente attratto da un’altra novità relativa se , a seguito di un calo di energia, i fari dovessero attenuarsi improvvisamente. Tutti abbiamo notato come il più esperto dei tennisti possa sbagliare un colpo se uno spettatore si alza improvvisamente tra il pubblico. Perché accade questo? Il nostro sistema nervoso analizza immediatamente gli stimoli che rappresentano una variazione significativa dell’ambiente circostante per una ragione ben precisa: predisporre l’organismo a fronteggiare una imminente situazione di pericolo. Una volta definito lo scenario come innocuo, viene “spento” il meccanismo di attenzione sintonizzato su quello stimolo per risparmiare energia utile ad altri scopi. Ecco perché ci si abitua ad un rumore di fondo o ai riflettori accesi. Ecco perché un giocatore di calcio esegue diverse “finte” nel tentativo di catalizzare l’attenzione su di esse per poi svolgere il programma motorio pensato quando il portiere ha fatto confluire le risorse dell’attenzione da altra parte.

Un altro elemento molto importante da valutare è il disturbo del campo visivo periferico che attira su di sé un livello di attenzione a basso costo e quindi, paradossalmente, più influente rispetto alle finte, questo perché il meccanismo di perfetta focalizzazione delle immagini ai margini del campo visivo è impossibile e pertanto lo stimolo arriva immediatamente al cervello creando una risposta attentiva involontaria e generica che “ruba” energia all’attenzione volontaria e mirata. Nelle esercitazioni proposte consiglio di inserire sempre elementi di disturbo dell’attenzione al fine di creare nel portiere un più rapido “rientro” dell’attenzione mirata. Anche questa componente va allenata!

Per facilitare il richiamo del focus attentivo volontario si può usare uno stratagemma: preparare il portiere al compito che dovrà svolgere (allenamento o partita) creando una visione degli elementi che presumibilmente catalizzeranno l’attenzione. Quante volte abbiamo sentito il mister che pronunciava una frase del tipo “…occhio al numero 7 calcia spesso dalla distanza di destro a rientrare…”. Questo è un chiaro esempio che consente all’ atleta di risparmiare energie attentive. Perché ? Abbiamo detto che una soglia di attenzione involontaria e ad ampio raggio comporta un basso costo energetico e , pertanto , può resistere ben oltre il tempo limite di 40 minuti. Informando il nostro portiere di una situazione nota, il focus attentivo verrà richiamato “in automatico” e potrà essere destinata l’ energia risparmiata ad altri scopi o per una durata superiore. Nella maratona ad esempio al fine di portare l’ atleta con la maggiore energia possibile nell’ultimo quarto di gara viene consigliata una tecnica di concentrazione dissociativa, cioè distante dall’attenzione mirata sulla prestazione in atto che, in alcuni momenti della corsa, potrebbe essere scadente e demotivante.

Un portiere esperto dovrà essere in grado di “regolare” l’ attenzione su ciò che realmente interessa della fase di gioco o della partita che sta per affrontare. 

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di Luca De Prà

( Fonte calciatori.com )

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