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Storie di Sport | Personaggi, storie, episodi dal mondo dello Sport

responsiveresponsiveStorie di Sport, raccogliere racconti di piccole e grandi imprese in ogni sport, da quelli più famosi a quelli meno praticati. Condividere le storie e le emozioni di cui sono stati protagonisti atleti conosciuti o ignoti, celebrati eroi o semplici meteore. responsive

Ernie Davis, il coraggio oltre la meta

Mancava poco. Il cronometro era ormai vicino allo zero e Syracuse stava per raggiungere un altro risultato storico. Gli Orange stringevano già virtualmente il Liberty Bowl nelle proprie mani, il secondo titolo dopo il Cotton Bowl dell’anno precedente. A condurli al successo era stato ancora una volta Ernie Davis, che in quel 1961 si confermava come una stella assoluta del football collegiale.

Mancava poco. Il cronometro era ormai vicino allo zero e Syracuse stava per raggiungere un altro risultato storico. Gli Orange stringevano già virtualmente il Liberty Bowl nelle proprie mani, il secondo titolo dopo il Cotton Bowl dell’anno precedente.

A condurli al successo era stato ancora una volta Ernie Davis, che in quel 1961 si confermava come una stella assoluta del football collegiale. Molti esperti vedevano già in lui tracce di un futuro campione che avrebbe potuto spostare gli equilibri anche nel salto al professionismo. Non a caso era conosciuto come Il treno di Elmira, soprannome ispirato alla località dove abitava, nello stato di New York. Ernie però sapeva che il meglio doveva ancora venire, rispondeva ai complimenti con la solita educazione e umiltà e continuava a lavorare a testa bassa, consapevole che solo con l’impegno avrebbe potuto sfondare davvero.

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Del resto, Ernie lo spirito al sacrificio doveva averlo impresso nel proprio dna, abituato com’era a spingere per emergere e a reagire a testa alta alle sfide più dure. Aveva quasi ventidue anni e la vita lo aveva fatto maturare in fretta. E non doveva essere semplice, per un giovane nero e orfano di padre, stare al mondo in quell’America di inizio anni Sessanta. La segregazione razziale era molto lontana dall’essere superata, anche se alcuni avvenimenti avevano accelerato la necessità di un confronto. Nel dicembre ’55 Rosa Parks, una cittadina afroamericana, si era rifiutata di lasciare il proprio posto sull’autobus ad un bianco, come invece prevedeva la legge. Il suo arresto fece scalpore e la comunità nera cominciò a manifestare in massa per ottenere il riconoscimento dei diritti civili. La protesta avrebbe portato ad un evento storico, la marcia su Washington dell’agosto ’63. In quell’occasione, Martin Luther King avrebbe espresso davanti a migliaia di persone il proprio sogno di un Paese in cui tutti gli uomini fossero davvero ritenuti uguali, a prescindere dal colore della pelle. La situazione insomma era pesante e per voltare pagina sarebbe stato necessario aspettare altri anni ancora.

Barriere cadute

Nello sport qualche barriera era già caduta, ma il clima restava teso. Nel ’47 Jakie Robinson era stato il primo nero a giocare nella Major League di baseball. Tre anni dopo fu la volta del basket, con la chiamata di Chuck Cooper da parte dei Boston Celtics al secondo giro del draft NBA. Nel football professionistico era già esploso il talento di Jim Brown, running back dei Cleveland Browns a cui lo stesso Ernie si ispirava in campo. Il rischio che un battibecco finisse nelle offese razziali era però elevato, specie quando si affrontavano squadre del Sud.

Un episodio spiacevole era capitato anche ad Ernie. L’anno prima aveva portato Syracuse a vincere il primo campionato della sua storia battendo in finale l’Università del Texas per 23 a 14. Lui, leader degli Orange, era stato grande protagonista e aveva vinto il premio di MVP come miglior giocatore della partita. Poco prima della cerimonia, gli organizzatori informarono lo staff di Syracuse che Ernie sarebbe stato escluso dalla cena successiva alla consegna del premio, perchè riservata a tecnici e giocatori bianchi. In tutta risposta gli Orange si rifiutarono di presentarsi e disertarono l’evento.

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La sua carriera universitaria si chiuse l’anno successivo, con un’altra stagione giocata su grandi livelli che gli spalancò le porte del professionismo. A rendere indimenticabili gli anni di Syracuse arrivò la consegna dell’Heisman Trophy, il premio per il miglior giocatore dicollege in assoluto. Era la prima volta che quel trofeo veniva assegnato ad un afroamericano e questo rese Ernie ancora più famoso. Giornali, radio e tv parlavano di lui in continuazione e si contendevano le sue interviste. Lo stesso presidente degli Stati Uniti John Kennedy approfittò di una sua visita a New York per incontrarlo, nei giorni in cui Ernie si trovava lì per ritirare l’Heisman Trophy.

Il 4 dicembre ’61, dieci giorni prima del suo ventiduesimo compleanno, il draft sancì il suo ingresso nel football che conta. Fu scelto come prima scelta assoluta dai Washington Redskins che poi lo scambiarono con i Cleveland Browns. La squadra dell’Ohio puntava forte su di lui e gli aveva fatto firmare il contratto più ricco della storia per una matricola. Ernie si sentiva in paradiso: era euforico per questa nuova avventura che gli avrebbe permesso di giocare fianco a fianco con il suo idolo Jim Brown. L’imprevisto però era dietro l’angolo e un destino beffardo stava per piombare su di lui frantumando i suoi sogni di gloria.

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La malattia

Un mattino del successivo luglio, nel periodo di allenamento in vista dell’inizio della stagione, Ernie si svegliò con uno strano gonfiore al collo. Uno degli allenatori lo mandò all’ospedale per un controllo. La diagnosi fu atroce: leucemia. I dottori però non gli dissero subito di cosa si trattava e parlarono solo di un problema alla circolazione del sangue. Iniziò un lungo travaglio con continui ricoveri in clinica e solo in ottobre Ernie venne a sapere di cosa si trattava davvero.

In un attimo si vide crollare il mondo addosso, ma reagì ancora una volta con grande coraggio. «O si lotta o si rinuncia» era il suo credo, a cui rimase fedele fino in fondo. Non che fosse una battaglia facile, però anche in questo caso dimostrò tutto il suo carattere. «A volte ero così depresso che volevo solo rimanere immobile nel letto» – aveva ammesso – «ma un giorno sono rientrato in me e ho deciso che avrei affrontato quel male cercando di batterlo».

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Per un certo periodo le sue condizioni migliorarono e Ernie pregustava già il suo rientro in squadra. Nel maggio ’63 ebbe altri sintomi, il gonfiore riapparve e fu costretto all’ennesimo ricovero. Appena due giorni dopo l’arrivo in ospedale il suo cuore si fermò per sempre, nel sonno. Il football perdeva così una potenziale stella che avrebbe brillato per anni a venire. Negli allenatori, amici e compagni di squadra si diffuse un sentimento di rimpianto per non aver potuto veder affermare il talento che Ernie dimostrava ogni giorno sul campo.

Le sue imprese però non furono dimenticate, tanto che a lui fu dedicata la biografia Ernie Davies: The Elmira Express e il successivo film del 2008. La sua lapide nel Woodlaw Cemetry di Elmira (New York) immortala ancora oggi il punto più alto della sua troppo breve carriera: “Ernie Davis / 1961 Heisman Trophy / 1939-1963”.

 

di Roberto Dalla Bella

( Fonte Storie di Sport )

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