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Storie di Sport | Personaggi, storie, episodi dal mondo dello Sport

responsiveresponsiveStorie di Sport, raccogliere racconti di piccole e grandi imprese in ogni sport, da quelli più famosi a quelli meno praticati. Condividere le storie e le emozioni di cui sono stati protagonisti atleti conosciuti o ignoti, celebrati eroi o semplici meteore. responsive

Il ruggito del calcio africano: Roger Milla

Roger Milla

Ha conosciuto il suo Camerun dal finestrino di un treno. Neanche il tempo che nascesse, a Yaoundé nel 1952, che già il mostro d’acciaio se l’era rapito, tracciando i sentieri di un’infanzia vissuta al seguito di un padre ferroviere.

I fermenti di città ancora sotto il giogo del colonialismo,l’odore acre dei pescatori dell’Oceano, il ruggito del leone, più a nord, nella savana, eterno e invincibile: Roger Milla la sua Africa l’ha inscritta nelle traiettorie di un pallone, portandola a passi felpati sui campi di mezza Europa e del mondo.

A Usa 1994 ha la fronte stempiata e lo stesso numero nove di sempre, tatuato sulla schiena più che sulla maglia. Nella gara del girone eliminatorio contro la Russia, quando il Camerun è sotto di tre gol, allo scadere del primo tempo raccoglie l’assist di David Embé, difende la palla e l’allunga in rete alle spalle di Stanislav Čerčesov: non basta alla sua Nazionale per rimettere in carreggiata una partita che finirà 6-1, ma basta a lui per consolidare a 42 anni il primato di più anziano marcatore nella storia dei Mondiali di calcio. Anziano solo secondo l’anagrafe sportiva, perché, grazie a una fortunata combinazione di agilità atletica, qualità tecniche e spirito di gioco, Roger è rimasto anche a fine carriera il ragazzino che si allenava scalzo nell’Eclair di Douala, rapido, predatorio e spietato nella metà campo avversaria quanto festoso quando dalla bandierina danza a ritmo di gol.

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A 13 anni firma il suo primo contratto segnando in cinque stagioni quasi una rete a partita, a 18 passa al Léopards vincendo due edizioni del campionato camerunense, a 22 approda nel Tonnerre di Yaoundé, con cui conquista la Coppa delle Coppe d’Africa.

Il trionfo continentale gli consente di aggiudicarsi nel 1976 il primo dei suoi due Palloni d’Oro africani. L’anno dopo, la Francia lo chiama al grande salto nel calcio europeo.

Le sfide europee

In terra transalpina Roger cambia quattro maglie (Valenciennes, Monaco, Saint Etienne e Montpellier) senza mai brillare. All’inizio smarrisce perfino il feeling con il gol, un po’ anche per quel mal d’Africa che lo prende alla pancia e gli spegne il sorriso a tradimento, inducendolo a fughe nostalgiche in terra natia quando la misura è colma. Resiste e migliora, portando in dote l’esperienza maturata all’estero a una Nazionale acerba ma determinata.

Il nuovo Camerun indipendente è un Paese fiero della sua storia e del suo spirito battagliero che, finalmente libero da un secolo di dominio europeo ma ancora attraversato da agitazioni interne, prova a riscattarsi anche tramite il calcio.

Così nel 1982 la Nazionale gialloverde accede alla fase finale dei Mondiali di Spagna, finendo in un girone eliminatorio durissimo: Polonia, Perù e soprattutto Italia. Ma gli africani non saranno affatto una squadra-cuscinetto. Dopo due pareggi a reti inviolate contro Perù e Polonia, arrivano perfino a giocarsi la qualificazione contro gli azzurri di Bearzot. Da un lato Zoff, Cabrini e Oriali, dall’altro Abega, Tokoto, Kundé, e Milla. I golia del pallone europeo contro sconosciuti giocatori di un calcio in via di sviluppo. Una sfida sulla carta impari, invece ‘Mbida annienta in un minuto il vantaggio italiano siglato da Graziani: gli azzurri passano solo grazie alla differenza-reti e il Camerun abbandona la competizione imbattuto. Roger Milla diventa uno dei Leoni Indomabili.

Le magie di Italia ’90

Lo ritroviamo a Italia ’90 il pomeriggio dell’8 giugno a San Siro, dove sotto gli occhi di Ciao, la mascotte disegnata da Lucio Boscardin e stampata su maglie, spille e una miriade di gadget, la performance di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato battezza le attesissime Notti Magiche. Il vero gioco di prestigio, però, si consuma nella partita d’esordio della manifestazione.

L’Argentina di Maradona, detentrice del titolo, affronta l’umile Camerun, che lascia in panchina un Milla già trentottenne. I sudamericani attaccano ma non passano neanche quando si ritrovano in superiorità numerica in virtù dell’espulsione di André Kana-Biyik. Anzi, a quel punto succede l’incredibile: François Omam-Biyik, anche grazie alla complicità del portiere argentino Pumpido, devia in rete un cross in area e al 66’ i Leoni Indomabiliumiliano i campioni del Mondo. Il Camerun diventa la vera mascotte di Italia ’90, ma Milla e compagni non sembrano accontentarsi del premio simpatia.

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Tocca alla Romania di Hagi capire che i gialloverdi fanno sul serio. Roger parte ancora una volta dalla panchina ma, entrato in campo al 58’, diciotto minuti dopo vince un rimpallo e con un gran sinistro trafigge la porta di Lung; al 86’ si concede addirittura la doppietta conquistando in area un pallone che controlla e mette dentro con un destro imprendibile. È veloce, tecnico, potente, ed è appena diventato il più anziano marcatore della World Cup. Il suo calcio è fresco, allegro, efficace. Il Camerun piace, ma lui, quel “vecchietto” che celebra ogni rete accennando passi diMakossa, è già il personaggio-simbolo del Mondiale. Più ancora quando disintegra anche la stella del colombiano René Higuita, il portiere con il vizio del gol.

Nella gara contro la compagine latinoamericana, un Milla in grande spolvero prima scatta tra due avversari mandando la palla in rete alle spalle dell’impotente estremo difensore, poi lo beffa con uno dei gol più esilaranti della storia dei Mondiali.

Andò così: il portiere sudamericano palleggia con sicumera con Luis Carlos Perea oltre la propria area, ma Milla approfitta di un passaggio incerto per andargli in pressing, rubargli il pallone e centrare a porta vuota la sua seconda doppietta iridata. «Durante una stagione al Montpellier – ricorda oggi Roger – avevo avuto come compagno di squadra Carlos Valderrama, il capitano della Colombia, che mi aveva fatto vedere alcuni video della sua Nazionale. Sapevo che il gioco di Higuita era rischioso, che dovevo essere più veloce di lui per indurlo all’errore, così quando Perea gli ha restituito la palla, ho capito che quello era il momento giusto e non l’ho sprecato». Anni dopo Higuita lo “perdonerà” invitandolo a partecipare alla sua partita d’addio al calcio.

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Con i gol di Milla il Camerun arriva ai quarti di finale contro l’Inghilterra. La torcida del San Paolo di Napoli è tutta per gli africani, ma la gara finisce 3-2 ai supplementari per gli inglesi. Roger è di nuovo una riserva, ma al suo ingresso in campo propizia il rigore del pareggio e il gol del momentaneo 2-1 con un assist ad Ekéké.

Al rientro in Africa è la star delle star, sfila in jeep a Yaoundé, dove i Leoni Indomabili vengono accolti trionfalmente, e vince il suo secondo Pallone d’oro africano. Lui, acclamato a gran voce alla vigilia di quel mondiale da un manipolo di tifosi che avevano spinto il coach polacco Valeri Nepomniachi a convocarlo, era diventato un mito internazionale.

«Non credevo che le mie gambe ce l’avrebbero fatta – rivelò in seguito – ma sapevo che il calcio non è solo un gioco fisico e io sono sempre stato un giocatore intelligente».

Roger Milla, che ha appeso le scarpette al chiodo dopo il Mondiale americano, è stato proclamato calciatore africano del secolo, anche se – ha raccontato Samuel Eto’o, il campione camerunense che da bambino veniva soprannominato “piccolo Milla” – la sua gente riteneva che solo le sue origini africane gli avessero impedito di essere riconosciuto come il migliore al mondo.

Quel che è certo è che da Milla in poi il calcio africano non è più stato lo stesso. Non più quello di Eusebio, la perla nera incastonata in una cornice europea, tanto meno un fenomeno di folklore, pittoresco, da osservare con aria bonaria e disincantata. Con il suo esempio Roger Milla ha innalzato l’Africa a una nuova dignità sportiva, promuovendo un calcio autoctono e autonomo, capace di esprimere talenti purissimi. E se oggi tanti di loro salgono sui treni che dalla savana conducono verso le strade del calcio mondiale molto si deve a quel ragazzino di Yaoundé, figlio di un ferroviere, che fece ruggire d’orgoglio il Continente Nero.

 

di Graziana Urso

( Fonte Storie di Sport )

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