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Letteratura e filosofia sportiva|Testi letterari e filosofici in cui lo Sport è fonte di ispirazione

responsiveresponsiveL’uomo pratica sport per lo stesso motivo per cui crea arte, si occupa di scienza o crede in una religione: scoprire se stesso e motivare la propria esistenza. Rincorrere un pallone, impugnare una racchetta correre per chilometri: si cerca di competere per superare i propri limiti, o di divertirsi per non pensare ad altro. Lo sport fa parte di quelle cose che riempiono la vita, non indispensabili ma senza cui non potremmo mai colmare il vuoto che spesso è inevitabile nell’esistenza umana.responsive

Invictus: l' Anima Invincibile di William Ernest Henley

Invictus: l' Anima Invincibile di William Ernest Henley

Questa poesia è un vero e proprio inno alla fede, alla libertà e alla resistenza dell’uomo di fronte ai momenti più cupi della propria esistenza e leggendola, è facile capire perché nel tempo è stata fonte di ispirazione per tante persone (Nelson Mandelala leggeva ogni giorno durante la sua prigionia) e perché ancora oggi continua ad essere molto apprezzata.

Per comprendere a fondo le parole di Henley, però, bisogna conoscere la sua storia e le circostanze in cui  scrisse questa poesia.

Il poeta inglese scrisse Invictus durante il suo calvario in un letto di ospedale; in preda alla più profonda disperazione, invece di affliggersi  reagì con coraggio, determinazione e speranza.

Invece di sprecare il suo tempo disperandosi per ciò che aveva perso decise di alzarsi e continuare a guardare avanti non lasciando a nessuno, se non a lui stesso, il controllo della sua vita.

« Dal profondo della notte che mi avvolge,

Buia come un abisso che va da un polo all'altro,
Ringrazio qualsiasi dio esista
Per la mia indomabile anima.

Nella feroce morsa delle circostanze
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e di lacrime
Incombe solo l'Orrore delle ombre,
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima. »

Questa poesia è come una specie di promemoria che ci ricorda come ognuno di noi abbia qualcosa di solido dentro di sé che sopravvive a qualsiasi dolore e rottura, perché anche se il nostro corpo fisicamente può piegarsi o “rompersi”, il nostro spirito, se lo vogliamo, non verrà mai intaccato da nulla.

Le ultime due righe di Invictus richiedono una grande responsabilità che molti non sono pronti ad assumersi che è quella di prendere in mano le redini della propria vita e guidarla nella direzione in cui vogliamo. Henley, come molti altri personaggi illustri e non, è l’esempio concreto che siamo solo noi a decidere della nostra sorte.

L’anima invincibile di Henley è un’anima libera, priva di pregiudizi e di paure; un’anima che supera tutte le avversità e va avanti anche quando niente sembra avere senso.

Ed è per questo che le sue parole possono essere come una lanterna nella nostra vita quotidiana.

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