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Letteratura e filosofia sportiva|Testi letterari e filosofici in cui lo Sport è fonte di ispirazione

responsiveresponsiveL’uomo pratica sport per lo stesso motivo per cui crea arte, si occupa di scienza o crede in una religione: scoprire se stesso e motivare la propria esistenza. Rincorrere un pallone, impugnare una racchetta correre per chilometri: si cerca di competere per superare i propri limiti, o di divertirsi per non pensare ad altro. Lo sport fa parte di quelle cose che riempiono la vita, non indispensabili ma senza cui non potremmo mai colmare il vuoto che spesso è inevitabile nell’esistenza umana.responsive

' La Leva Calcistica della Classe '68 ' di Francesco De Gregori

' La Leva Calcistica della Classe '68 ' di Francesco De Gregori

Sole sul tetto dei palazzi in costruzione,
sole che batte sul campo di pallone e terra
e polvere che tira vento e poi magari piove.
Nino cammina che sembra un uomo,
con le scarpette di gomma dura,
dodici anni e il cuore pieno di paura.
Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro a un bar,
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai.
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai.
Nino capì fin dal primo momento,
l’allenatore sembrava contento
e allora mise il cuore dentro alle scarpe
e corse più veloce del vento.
Prese un pallone che sembrava stregato,
accanto al piede rimaneva incollato,
entrò nell’area, tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare.
Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.
Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette,
questo altro anno giocherà con la maglia numero sette


( di Francesco De Gregori )
 

De Gregori parla di calcio, certo, ma nel suo significato allegorico di specchio dell’esistenza.

Come su un rettangolo verde, così lotti nella vita, vinci o perdi, sudi, soffri, gioisci. C’è un’etica, una dirittura morale, che, così come nello sport, informa le scelte dell’esistenza. Ma c è anche il fato, o una momentanea debolezza, o un lapsus, per cui il rigore determinante, quello che cambia il corso degli eventi, può essere sbagliato anche dal migliore, nonostante “ metta il cuore dentro alle scarpe e corra più veloce del vento”.

Il protagonista della canzone fa parte infatti di una schiera di magnifici perdenti, di quei “ giocatori tristi che non hanno vinto mai”, che nessuno ormai più ricorda e che si sono giocati tutto in un unico, esiziale frangente. Uomini che hanno scelto la rettitudine piuttosto che l’inganno, o che semplicemente hanno sbagliato nel momento decisivo della propria vita. Una vita che li ha irrimediabilmente condannati all’indeterminatezza (ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro e adesso ridono dentro a un bar e sono innamorati da dieci anni con una donna che non hanno amato mai ) ma che invece De Gregori assolve perché un grande giocatore ( e un grande uomo ) resta tale anche se sbaglia un calcio di rigore, dal momento che “non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore.Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia” .Ma la canzone, così ricca di spunti, dispiega un ulteriore significato, questa volta di natura squisitamente politica.

La Leva Calcistica della Classe ’68 altro non è che la generazione dei sessantottini, di quei giovani cioè che cercarono di cambiare il mondo e che la Storia invece sconfisse. Non a caso la canzone viene inserita in Titanic, la grande nave da crociera che affonda così come affondano il paese Italia e gli ideali di civiltà che quel movimento propugnava ( dopo il ’68 arriveranno gli anni di piombo, le stragi, la strategia della tensione, i servizi segreti deviati e non ).

Coraggio, Altruismo e Fantasia, possono così essere lette anche come le qualità che la politica dovrebbe avere e non ha mai avuto, e di cui invece il movimento del ’68, forse troppo ingenuamente, si faceva portavoce. Quei giovani che credevano in così alti ideali hanno perso, ma resta ancora in loro e in tutti quelli che credono in una politica al servizio del bene comune, la speranza di cambiare il mondo : Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette, quest’ altro anno giocherà con la maglia numero sette “ ( il ragazzo con la maglia numero sette è Bruno Conti, che un mese dopo l’uscita di Titanic, vincerà il mondiale di Spagna ).

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